Junior Design

Design and children
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Perché il design thinking inizia dall'empatia
three characters of the book in the middle of a nepalese village
Il secondo libro
Starting the second book in a saga is doubly exciting. It means picking up the lives, thoughts and characteristics of each character again and bringing them back to life on the pages of the book.

Sto iniziando a scrivere il secondo libro della saga di Gaia. E questa volta la parola chiave è empatia.

Dopo l’Amazzonia, la nuova visione di Gaia ci porta molto lontano, ai piedi di un ghiacciaio in Nepal. Un ghiacciaio che si sta ritirando. Un ghiacciaio che sta cambiando il destino di un intero villaggio.

Scrivere questo secondo libro significa affrontare uno dei passaggi più delicati — e più potenti — del design thinking: mettersi nei panni degli altri.

Nel primo libro, Discover, l’obiettivo era osservare, raccogliere segnali, accorgersi che qualcosa non andava. Qui il passo successivo è più profondo: capire chi è coinvolto, cosa prova, cosa perde, cosa teme.

Il ghiacciaio che si assottiglia non è solo un problema ambientale. È un problema sociale. Perché quando l’acqua diventa scarsa, non tutti ne soffrono allo stesso modo.

Nel villaggio nepalese che incontrano Gaia, Alex e Noah, la mancanza d’acqua apre una frattura: tra chi può permettersi di averla e chi no, tra chi viene ascoltato e chi resta invisibile.

Ed è qui che i personaggi — e i lettori — sono chiamati a fare una scelta diversa dal solito.

Alex, con i suoi dati e le sue misurazioni, può spiegare il fenomeno. Noah, con la sua capacità di ascolto, può sentire il dolore delle persone, delle piante, degli animali. Gaia, come leader, deve tenere insieme tutto questo e decidere da dove partire.

Questo libro game non chiede: qual è la soluzione più veloce? Ma piuttosto:

  • Chi stiamo davvero aiutando?
  • Abbiamo capito il problema dal loro punto di vista?
  • Stiamo progettando per le persone o al posto delle persone?

Per me, scrivere Gaia in Nepal significa ribadire una convinzione profonda che guida anche Junior Design: non esiste buon problem solving senza empatia.

Insegnare il design thinking ai ragazzi dagli 8 ai 12 anni vuol dire allenarli non solo a trovare idee, ma a guardare il mondo con occhi diversi, a fare domande migliori, a riconoscere la complessità.

Se vogliamo adulti capaci di progettare un futuro più giusto e sostenibile, dobbiamo iniziare da qui. Dall’ascolto. Dall’empatia. Dalle storie.

Il viaggio di Gaia continua. E con lei, continua anche il nostro modo di insegnare a pensare.

Design Thinking
Empathy
Gaia Saga
Game book
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